25 arresti, ai domiciliari i vertici della gestione rifiuti in Campania
"L'arresto di 25 impiegati del Commissariato e l'avviso di garanzia al prefetto Pansa dimostrano quello che diciamo da sempre: il Commissariato è il male e non la cura!", scrivono alcuni membri del Comitato contro la discarica a Chiaiano. "La possibilità di inserire tecnici indipendenti nella commissione che farà rilievi nella cava è un successo della mobilitazione - sostengono - ma sappiamo che la decisione sarà politica più che tecnica. Perciò la mobilitazione e il presidio continuano con iniziative e assemblee quotidiane".
Sono scattati ieri 25 arresti domiciliari per responsabili a vario titolo della gestione rifiuti negli ultimi anni: gli ad delle società a cui erano stati appaltati i sistemi di smaltimento, i direttori degli impianti di Cdr, uomini del commissariato, il prefetto di Napoli.I pubblici ministeri Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello avevano chiesto misure cautelari nei confronti delle 25 persone arrestate ieri già lo scorso gennaio (La Repubblica), proponendo anzi come misura cautelare la custodia in carcere per tutti gli indagati; il Gip Rosanna Saraceno ha ritenuto più opportuno disporre invece gli arresti domiciliari.
In una nota il procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore, spiega che ''questa indagine riguarda la gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania da parte del commissario di governo per l'emergenza rifiuti e delle società Fibe Spa, Fibe Campania Spa, Fisia Italimpianti Spa del Gruppo Impregilo Spa, all'indomani della risoluzione dei contratti di appalto a opera del decreto 245 del 2005"
Una gestione criminosa che secondo gli inquirenti sarebbe responsabile "gravissimi risvolti sia ambientali che in danno della salute pubblica". E' stato finalmente confermato anche dalla magistratura, ad esempio, che nelle discariche di Villaricca (Napoli) e di Lo Uttaro (Caserta) sono stati smaltiti rifiuti diversi da quelli per i quali gli impianti erano stati progettati e autorizzati. E in questi conferimenti, "nella consapevolezza piena" di alcuni funzionari del commissariato così come di esponenti e collaboratori delle società di gestione Fibe e Fisia, "non sono mancati neppure rifiuti pericolosi".
I reati contestati agli indagati sarebbero, a vario titolo, traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato; e a 24 su 25 viene anche contestato il reato di associazione per delinquere. Tra gli indagati i responsabili dei sei impianti di cdr attivi in Campania, dove la spazzatura avrebbe dovuto essere trasformata in ecoballe da bruciare poi nei termovalorizzatori, ed è stata invece per lò più impacchettata così com’era.
Indagata anche la Ecolog, per “illecito smaltimento di una quota dei rifiuti campani inviati in Germania”. Secondo i magistrati, alcuni trasferimenti sarebbero avvenuti "in totale dispregio dei regolamenti comunitari" mediante l'intermediazione e l'attività di trasporto svolte dalla Ecolog, società il cui amministratore delegato è tra i destinatari delle misure cautelari. Il tutto con la complicità di alcuni funzionari del commissariato di governo e di una dipendente della Regione.
Un’avviso di garanzia è arrivato anche al prefetto Alessandro Pansa, a cui viene contestato un episodio di falso in atto pubblico legato ad un provvedimento firmato dal prefetto il 18 dicembre 2007, nel periodo in cui ha ricoperto la carica di commissario per l'emergenza rifiuti. Ma tra le carte dell'inchiesta della procura di Napoli c’è posto anche per il sottosegretario ai rifiuti Guido Bertolaso. Nonostante il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, si affretti a precisare che "queste persone coinvolte sono funzionari che appartengono al vecchio commissariato e che non sono più nella struttura". Sottolineando anche la necessità di avere "fiducia" nel Commissariato rifiuti e nella gestione dell'emergenza in capo al sottosegretario Guido Bertolaso.
Nel frattempo A Chiaiano sono entrati questa mattina i mezzi dell'Arpac, Agenzia regionale protezione ambiente Campania, senza alcun incidente di percorso. L'area sulla quale dovranno essere eseguiti i "carotaggi" è molto ampia, e i tecnici impegnati sono circa una decina. I risultati dovrebbero essere disponibili entro una ventina di giorni.
Ma nell’attesa del parere dei tecnici dell’Arpac, quelli nominati dalle amministrazioni comunali e dai comitati dei cittadini già si pronunciano contrariamente, come Cosimo Barbato, direttore del dipartimento provinciale di Avellino dell'Arpa Campania: "Nella cava di Chiaiano non ci sono le condizioni per realizzare una discarica che rispetti le normative europee".
E i manifestanti preparano intanto un ricorso al Tar della Campania, che sarà presentato a giorni dai loro legali contro il decreto che individua il vallone di Chiaiano come possibile sede di una discarica da 700 mila tonnellate.
28 / 05 / 2008