EcodiNapoli - di Viola Sarnelli
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Le Ecoballe diventano a norma. O quasi. Almeno secondo il governo.

Basta un’ordinanza di Prodi a bonificare improvvisamente tutte le ecoballe. Il consiglio comunale cerca di approvare il piano sulla differenziata, per evitare un nuovo commissariamento. Nel frattempo gli impianti di cdr e i siti di stoccaggio dei rifiuti sono bloccati o saturi, e la città è di nuovo invasa.

Da oggi le ecoballe non a norma accumulate a milioni in tutta la Campania diventano a norma. Non perché siano state nel frattempo bonificate, purtroppo. Ma solo perché un'ordinanza firmata lo scorso 20 febbraio dal presidente dimissionario Prodi stabilisce che quell’indistinto ammasso di rifiuti trattato in maniera scorretta se non fraudolenta, motivo per il quale i vertici delle scocietà responsabili Fibe e Fisia sono ora sotto processo insieme all’ex Commissario ai rifiuti Antonio Bassolino, siano diventate improvvisamente balle di rifiuti trattate in maniera appropriata per poter essere bruciate nell’inceneritore di Acerra.

Con l’ordinanza pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale di venerdì scorso, il premier uscente ha infatti decretato che le ecoballe di rifiuti prodotte dai Cdr campani, pur non osservando i requisiti richiesti dalla normativa, potranno essere bruciate nel termovalorizzatore di Acerra. «Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato di emergenza — si legge nell’ordinanza — in particolare per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell'impianto di termodistruzione di Acerra, è autorizzato il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai codici Cer 191212, 190501 e 190503 (rispettivamente le ecoballe campane, la frazione organica non stabilizzata, ossia l'ex fos, e il compost fuori specifica, ndr) presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti già fissati nel provvedimento di autorizzazione».

Come si pensi poi di “assicurare comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti” non è chiaro.Ma di sicuro i cittadini si troveranno a chiedersi ancora una volta se era vero quello che lo Stato diceva fino a ieri – cioè che le ecoballe erano dannose, velenose, inutilizzabili – e quello che invece dichiara oggi – le ecoballe ‘difettose’ sono perfettamente termovalorizzabili.

Un cambio di punto di vista che potrebbe rivelarsi però utile a sbloccare l’appalto per la gestione del termovalorizzatore di Acerra, inducendo quei privati al momento incerti a farsi avanti per gestire l’impianto. Di fatto salta il vincolo normativo riguardante la composizione dei materiali da bruciare, proprio come era stato richiesto dalle società interessate.

Oggi è una giornata cruciale anche per il Consiglio comunale, chiamato ad approvare nuovamente il piano per la raccolta differenziata, che dovrà essere approvato entro l’8 marzo pena il commissariamento del Comune, almeno per quello che riguarda quest’aspetto dello smaltimento dei rifiuti. Il piano proposto dall’assessore Gennaro Mola prevede 10 isole ecologiche - una per ciascuna Municipalità - e 3 impianti di compostaggio situati nell'ex sede dell'Icm, a Ponticelli; a Bagnoli, nella zona dell'ex Italsider; e a Chiaiano, nel Parco delle colline.

L'obiettivo è raggiungere il 28 per cento di differenziata nel 2008 partendo dal 13 per cento attuale. L’attuazione del piano poggia sul passaggio in Asìa dei lavoratori del bacino Napoli 5. Non sono previste, quindi, ulteriori assunzioni - il Comune già oggi, con un operatore ecologico ogni 337 abitanti, detiene la percentuale più alta d’Italia: il problema è piuttosto l’impiego effettivo del personale.

Oltre ad un aumento di campane e contenitori per la differenziata, il piano prevede anche una raccolta porta a porta “parziale”, che interesserà cioè solo 60mila napoletani - una media di 6mila cittadini per municipalità. Sarebbero previste anche sanzioni per i cittadini indisciplinati (da 50 a 150 euro) e per i commercianti (che rischiano anche la chiusura del negozio).
E non mancano i buoni propositi: il comune pensa anche di introdurre sacchetti per la spesa in materiale biodegradabile, di incentivare l'acquisto di detersivo sfuso, di cercare di ridurre i depliant pubblicitari indesiderati nelle cassette postali, di promuovere l’utilizzo di pannolini lavabili e riutilizzabili, e di introdurre la pratica del vuoto a rendere utilizzata già in molti paesi del Nord Europa per recuperare le bottiglie di vetro.

Ma le associazioni e la Rete Campana Salute e Ambiente rimangono fortemente critiche riguardo all’operato dell’amministrazione comunale, accusandola di proporre ancora una volta soluzioni limitate e senza coinvolgere i cittadini.
“Alla luce di una prima valutazione”, hanno comunicato oggi le associazioni, “la Rete giudica il piano un semplice assemblaggio di "buoni propositi" e minuziose banalità da manuale sulla raccolta differenziata, privo di specifiche concrete sul piano dei finanziamenti, dell'organizzazione, del coinvolgimento e del controllo popolare. Nello specifico, la Rete considera ingiustificata la limitazione del programma di raccolta differenziata domiciliare a quote ristrette della città, con lenti tassi di espansione; così come giudica gli obiettivi che il piano si propone, relativamente alle percentuali di raccolta differenziata raggiungibili (22% nel 2008, 48% nel 2012), assolutamente inadeguati all'emergenza ambientale in corso, illegali in relazione agli obblighi minimi stabiliti dal d.l. 15272006 e dalla legge 196/2006 (che prevedono il 45% nel 2008 ed il 65% nel 2012), incoerenti con i tassi di incremento annui della raccolta verificati in tantissime situazioni nazionali ed europee dove è stata introdotta la raccolta domicilare (dalle esperienze della municipalità di Japigia a Bari a quelle del consorzio Priula in Veneto, si rilevano incrementi nel 20-30% annui, anziché il rachitico 6% medio fissato dal comune)".

Secondo la Rete "Il Comune di Napoli, che continua a rifiutarsi di promuovere una seria politica di riduzione, recupero e riciclo dei rifiuti; basti pensare che tutt'oggi, in attesa del piano, non sono stati emanati semplicissimi provvedimenti di urgenza per la riduzione dei rifiuti (ordinanze sindacali per il divieto di vendita per 6 mesi di monouso e bottiglie d'acqua in plastica, il ritiro degli imballaggi presso la grande distribuzione, etc.). E’ quindi evidente […] la volontà del Comune di Napoli di attribuire un ruolo marginale alla riduzione dei rifiuti, alla raccolta differenziata e al riciclaggio, affidando invece all’incenerimento la “soluzione finale” del problema […], tanto più grave adesso che l’irresponsabile gabinetto Prodi ha autorizzato la combustione delle ecoballe fuori norma nell’impianto acerrano, in spregio alle norme nazionali ed europee per la tutela delle risorse ambientali e della salute".

Intanto la città è di nuovo ostaggio di cinquemila tonnellate di rifiuti che invadono le strade. I siti di trasferenza (Pomigliano, San Giovanni, Caivano) sono ormai al limite, e da due giorni l´Asia non è più in grado di garantire neanche la raccolta dell´immondizia davanti a scuole, ospedali, uffici pubblici e mercati. Ferma anche la differenziata. Bloccati anche i cdr – quello di Giugliano da due giorni, perché la Fibe sostiene di non avere i soldi per pagare gli straordinari ai dipendenti.

L´unica discarica aperta in questi giorni è quella di Macchia Soprana a Serre (Salerno), mentre il sito di stoccaggio di Taverna del Re a Giugliano, aperto temporaneamente, oggi dovrebbe esaurire il suo compito: l´ordinanza del commissario parlava di un´apertura straordinaria di soli cinque giorni.
Lucia De Cicco, la donna che venerdì si è data fuoco per protestare contro la riapertura di Taverna del Re, ha dichiarato da due giorni lo sciopero della fame, e una decina di altri manifestanti hanno aderito all’iniziativa.

Una buona notizia arriva invece da Caserta, dove un giudice di pace ha riconosciuto per la prima volta riconosciuto i “danni esistenziali” per l´emergenza rifiuti, costringendo a pagare 500 euro al Comune, la Sace, la Regione e il Commissariato. La somma del rimborso non è certo esosa, ma il Codacons, che ha già pronti altri 700 ricorsi.

04 / 03 / 2008

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