In piazza per difendere la 194, donne a Napoli ma non solo
Dopo l'episodio di due giorni fa, quando la polizia ha fatto irruzione al Policlinico di Napoli per verificare, in seguito ad una telefonata anonima, che un'intervento di aborto fosse avvenuto entro i termini di legge, oggi organizzazioni femminili e sigle politiche manifestano per chiedere la tutela della legge 194 che regola la possibilità di interrompere la gravidanza.
L'irruzione nell'ospedale napoletano ha di fatto riaperto le polemiche sull'aborto, oltre a dare il via a due inchieste, una aperta dal Consiglio Superiore della Magistratura, l'altra interna al Policlinico e all'università Federico II.
Anche il ministro della Giustizia, Luigi Scotti, "ritiene di dover guardare con particolare attenzione a quanto riferito dagli organi di stampa circa l'intervento delle forze dell'ordine nel reparto di ostetricia del Policlinico Federico II di Napoli, anche per le modalita' di iniziativa, denuncia anonima, e di svolgimento". E richiede una "attenta verifica" della vicenda al procuratore generale, Vincenzo Galgano.
Nel frattempo il pubblico ministero che ha disposto l'intervento della polizia, Vittorio Russo, continua a rivendicare la legittimità del controllo. E per oggi ha ordinato l'autopsia sul feto sequestrato, per chiarire se fosse effettivamente affetto da gravi malformazioni. Le alterazioni cromosomiche dell'embrione, morto peraltro prima dell'intervento, erano state già certificate dal primario del reparto responsabile dell'operazione, e in base a queste gravi motivazioni l'intervento, effettuato tra la ventesima e la ventunesima settimana di gestazione, rientrerebbe a pieno nei termini dell'aborto terapeutico previsto dalla legge, considerando anche gli evidenti pericoli per la salute mentale della madre, una donna sola di 39 anni, evidenziati da un referto psichiatrico.
L'Unione delle donne in Italia denuncia un nuovo clima di intimidazione sul tema dell'aborto, e organizza una manifestazione di protesta.
Sebbene in questi giorni tutte le forze politiche o quasi, dal Pd alla Sinistra Arcobaleno, dall'Udc alla Lega, insieme alle organizzazioni sindacali di categoria, si siano affrettate a prendere le distanze dall'episodio di Napoli, condannando l'intervento di polizia come eccessivo e inopportuno.
Nonostante questo la tensione rimane alta e l'Unione Donne in Italia invita a partecipare alla manifestazione a piazza Vanvitelli alle 17, denunciando "il clima contro la libertà di decisione delle donne che sta montando nel nostro Paese e nel caso specifico in Campania, che genera procedure ai limiti della legittimita', ma soprattutto contrarie a ogni buon senso''.
E in piazza non ci saranno solo le donne. Anche rappresentanti di associazioni, sindacati, politici, dai Comunisti italiani a Rifondazione ai Verdi. Persino ministri e sottosegretari: il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, le ministre Linda Lanzillotta (Affari regionali) e Barbara Pollastrini (Pari opportunità), che invitano gli altri politici "a prendere una posizione chiara, vogliamo sapere chi sono quelli che in parlamento difenderanno la legge 194 e chi no. Non è il momento di essere ambigui, come lo sono molti anche a sinistra".
Contemporaneamente, in modo veloce e spontaneo, sono state organizzate mobilitazioni anche in altre città: previsti presidi davanti agli ospedali, dalla Mangiagalli di Milano al Sant'Orsola di Bologna; a Milano l'appuntamento è in piazza San Babila alle 18, a Roma invece davanti al ministero della Salute alle 17.
E sempre a Milano la Rete delle donne ha deciso che una delegazione andrà in prefettura. "Chiediamo al prefetto garanzie precise che a Milano venga rispettata la legge 194", dichiarano alcune esponenti della Rete, "ci preoccupa che le forze dell'ordine a Napoli abbiano risposto ad una telefonata anonima, potrebbe essere l'inizio di una sequenza di iniziative per creare un clima di panico e intolleranza verso le donne che devono affrontare il calvario dell'aborto".
14 / 02 / 2008