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Paul Connet a Napoli, la teoria dei Rifiuti Zero

Napoli ospiterà per tre giorni Paul Connett, docente e ricercatore riconosciuto a livello mondiale per i suoi studi sul trattamento dei rifiuti; invitato dalla Rete Campana Salute e Ambiente, terrà tre conferenze sabato, domenica e lunedì.

Sabato 2 febbraio alle 17,30 Paul Connet sarà a piazza del Gesù, insieme a Joan Marc Simon, referente a Bruxelles della Global Alliance Incinerator Alternatives.
Domenica 3 alle Connet sarà 10 a Pianura, presso la scuola media Falcone in via Evangelista Torricelli. Sempre domenica nel pomeriggio il prof. Connet dovrebbe parlare alle 17.00 nell’aula magna del Liceo “D.Cirillo” di Aversa.
E lunedì è in calendario un’incontro all’università l’Orientale, in orario ancora da definire.
Per conferme definitive sugli appuntamenti è possibile contattare il “Comitato centro storico diritti, salute, ambiente” all’indirizzo comdsa@email.it.

Professore di chimica ambientale e tossicologica alla St Lawrence University a Canton di New York, Paul Connet si occupa da più di 15 anni di studiare la gestione dei rifiuti, con un’attenzione particolare ai pericoli derivanti dall’incenerimento, ricercando alternative più sicure e sostenibili. Ha partecipato ai più importanti convegni internazionali sull'argomento e pubblicato diversi studi e documentazioni che ha presentato poi nel corso di numerosissimi incontri con il pubblico negli Usa e in molti altri stati.
E’ considerato uno dei massimi esperti internazionali sulla questione della gestione rifiuti.

Parlerà anche a Napoli della sua teoria “Rifiuti Zero”, secondo la quale è possibile un sistema di smaltimento e soprattutto riutilizzo dei rifiuti che tenda progressivamente ad eliminare del tutto discariche ed inceneritori.

Gli studi di Connet partono dall’osservare come nei paesi in via di sviluppo la quantità di rifiuti abbia raggiunto, negli ultimi anni, livelli altissimi - per via della popolazione in continuo aumento, della migrazione dalle campagne verso le città, e per gli effetti della globalizzazione, che hanno reso ubiquitari i modelli di consumo occidentale e per il proliferare delle confezioni monouso. Le discariche, spesso semplici ammassi di rifiuti a cielo aperto, sono stracolme e la dilatazione dei confini delle città limita la possibilità di crearne di nuove.
Per questo molte nazioni guardano alla possibilità di incenerire i rifiuti come la situazione ideale. Ma si tratta di una tecnologia che presenta numerose problematiche e che i paesi più evoluti si avviano ad abbandonare. Le alternative hanno un costo inferiore, forniscono maggiori posti di lavoro e determinano un minore inquinamento.

Il movimento Rifiuti zero punta infatti ad una cospicua riduzione dei rifiuti prodotti.
Un processo difficile ma rivoluzionario che prevederebbe, a livello locale, diverse iniziative, tra cui
1- Adottare di un programma di smaltimento dei rifiuti che non preveda l’incenerimento.
2- Decentralizzare la gestione dei rifiuti facendo affidamento sulle risorse delle comunità locali.
3- Tenere separati i materiali da riciclare per preservarne la qualità.
4- Dare impulso al compostaggio, appetibile dal punto di vista economico.
5- Rendere la partecipazione al programma conveniente e significativa, istituendo se necessario, un sistema di incentivi economici.
6- Sviluppare un mercato per i materiali riciclati possibilmente a livello locale.
7- Impegnarsi per responsabilizzare i produttori relativamente a tutto il ciclo di vita dei loro prodotti.
8-Educare il più possibile gli utenti diffondendo la nuova filosofia a livello mediatico, negli ambienti lavorativi e nella scuola, inculcando il concetto che l’Opzione zero protegge l’ambiente, crea posti di lavoro e rafforza le economie locali e regionali.

Una soluzione non impossibile, e probabilmente l’unica che garantisce una reale salvaguardia ambientale, anche se in Italia c'è parecchia strada da fare. Attualmente infatti si ricicla solo il 18% della spazzatura (a Napoli il 10% o meno, anche se alcuni piccoli centri campani offrono invece esempi virtuosi), mentre il decreto Ronchi imponeva agli enti locali di raggiungere almeno il 35% entro il 31 dicembre del 2003.

Una strategia che implica anche però un cambiamento radicale nelle modalità di consumo: l’obiettivo non è infatti soltanto smaltire i rifiuti, ma anche ridurne drasticamente la produzione. Esempi già funzionanti sono già da anni il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda e molte grandi città degli Stati Uniti, dove si è raggiunta in breve tempo una diminuzione della spazzatura di oltre il 50%: in tutti i supermarket di queste zone sono stati installati ad esempio dispositivi di erogazione al minuto di shampoo, detergenti, acqua e vino, evitando così la produzione di milioni di contenitori di plastica.

02 / 02 / 2008

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