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Stranieri al voto a Napoli

Da ieri stanno votando tutti gli italiani: anche quelli di nuova acquisizione, gli stranieri che dopo anni di trafile burocratiche o attraverso la via più semplice del matrimonio sono riusciti ad ottenere la cittadinanza.

A Napoli, secondo le stime dell’ufficio Cittadinanza del Comune, sono più di duemila i cittadini italiani di origine straniera che possono andare al voto per le politiche di questi giorni. Un numero non altissimo rispetto al dato complessivo nazionale, che secondo la Fondazione Ismu di Milano si assesterebbero intorno alle 300mila unità. Ma la crescita, seppure lenta, c’è: se prima le richieste di cittadinanza erano 100-150 all’anno, spiegano al Comune, negli ultimi tre anni sono diventate circa 10 a settimana. Anche in base ai dati Istat sugli stranieri a Napoli, rielaborati secondo le indicazioni del reparto statistiche dell’Ismu, le richieste di cittadinanza in città sarebbero state più di 400 all’anno nell’ultimo biennio. Il matrimonio con un italiano rimane la via più sicura e rapida, scelta almeno nel 50% dei casi, mentre ottenere la cittadinanza dimostrando residenza regolare e continuativa per almeno 10 anni (nel caso degli extraeuropei) è una via ancora piena di ostacoli burocratici. Cominciano però ad aumentare le richieste dei figli degli stranieri, quella seconda generazione che sebbene napoletana al 100% deve comunque aspettare la maggiore età per poter avanzare richiesta ufficiale di cittadinanza.

Dei tre milioni di stranieri in Italia, poco più dell’8% voterà quindi alle politiche - una percentuale ancora esigua ma in aumento secondo le statistiche. A Napoli i votanti regolari potrebbero attestarsi al 5% rispetto al totale degli stranieri, ipotizza Mohamed Saady, copresidente dell’Anolf, associazione di immigrati affiliata alla Cisl e presente su tutto il territorio nazionale. Ma anche all’interno di questa élite ridotta di votanti le differenze di approccio al voto sono parecchie, in base al paese di provenienza e soprattutto alla condizione lavorativa e di vita.

Se infatti una delle comunità di immigrati più numerose a Napoli è ormai quella dell’Est Europa, e soprattutto dell’Ucraina, è anche vero che molti di questi nuovi residenti sono ben lontani dall’ottenere la cittadinanza. In parte per questioni di tempi insufficienti - molti sono arrivati soltanto negli ultimi due-tre anni; in parte per mancanza di permessi di soggiorno regolari – “sono qui da dieci anni”, racconta Halyna, “ma ho un contratto di lavoro regolare solo da cinque”. E in parte anche perché lo stato ucraino non permette di acquisire una doppia cittadinanza, e c’è quindi il timore di perdere i diritti nello stato d’origine scegliendo di diventare italiani. “Gli ucraini diventati cittadini italiani che potranno votare domenica e lunedì a Napoli sono uno su mille”, sostiene Kostantin Savinov, redattore di “La Nostra Gazetta”, quindicinale in lingua russa e ucraina con base a Pompei distribuito in tutta Italia. “E quasi tutti i votanti della nostra comunità appartengono a categorie particolari: donne ucraine sposate con uomini italiani o dei figli nati da questi matrimoni”.

Diverso invece il discorso per gli immigrati di lunga data, come quelli di provenienza nordafricana o mediorientale. Come nel caso di Fares Al Jararamneh, lettore di origine palestinese all’università l’Orientale e cittadino italiano da più di 10 anni, dopo il matrimonio con un’italiana, che motiva le sue scelte di voto anche in base alla politica estera portata avanti dai partiti. “Con gli interventi militari all’estero il governo di centrodestra ha mantenuto un clima di allarme continuo, che si è tradotto in diffidenza diffusa verso gli stranieri all’interno del paese”, sostiene. “Fino a poco tempo fa avevo deciso di non votare in queste elezioni”, continua Al Jararamneh, “ho sempre votato l’estrema sinistra soprattutto per le sue posizioni in politica estera e sull’area mediorientale. Ma dopo questi due anni di governo mi sembra che le coalizioni allargate non portino a nessun risultato”.

Altra comunità storica in città, tra quelle che registrano le maggiori presenze, è quella dello Sri Lanka. “Saranno un centinaio i cittadini italiani di origine cingalese a votare in città”, stima Mark Antony Perera, dell’Associazione Sri Lanka Napoli. “La maggior parte voterà per il Pd, ma molti datori di lavoro fanno pressione perché si voti per la destra, e soprattutto le donne possono essere sensibili a questo tipo di pressione”.

E le intenzioni di voto delle altre comunità? I dati italiani, sempre a cura dell’Ismu, indicano i filippini (anche qui forse influenzati dagli ambienti di lavoro) e gli altri asiatici indirizzati verso il centro-destra, e i nord-africani decisamente più favorevoli al centro-sinistra. Ma indicano anche che se in Italia tutti gli stranieri regolari potessero votare, il vantaggio dei partiti di centro-sinistra su quelli di centro-destra sarebbe circa del 60% contro il 40. Napoli sembra confermare queste tendenze, anche se “di sicuro la legge non incentiva la partecipazione degli stranieri, né aiutano in questo senso le politiche discriminatorie portate avanti in questi anni soprattutto contro gli islamici”, spiega Mohamed Saady, il copresidente dell’Anolf di origine marocchina. “E l’interesse degli stranieri verso il voto a Napoli è ridotto anche perché i partiti non si sono ancora organizzati in modo tale da coinvolgere questo bacino di elettorato. In alcune città per le amministrative ci sono candidati di origine straniera, e sia i partiti che le associazioni hanno fatto un grande lavoro di informazione e sensibilizzazione. A livello nazionale però il Pd non ha presentato nessun candidato di origini non italiana, mentre ad esempio l’ha fatto il Pdl, cercando di aprire abilmente ad un nuovo potenziale elettorato. Io certo andrò a votare”, assicura Saady. ”Ma finchè non si concede il diritto di voto a tutti gli stranieri regolari che pagano le tasse da cinque anni non si potrà parlare di un vero coinvolgimento delle comunità”.
14 / 04 / 2008

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